
Ragosta Maria Chiara
12 mag 2026
Analisi approfondita dei requisiti, dei cluster dimensionali e della matrice dei KPI stabiliti dalla nuova prassi UNI per invertire il declino demografico e azzerare la motherhood penalty.
L'evoluzione dei sistemi di gestione aziendali si arricchisce di un nuovo modello normativo ad alta precisione tecnica. Il 14 aprile 2026 è entrata ufficialmente in vigore la nuova prassi di riferimento UNI/PdR 192:2026, sviluppata in stretta sinergia con la Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per le politiche della famiglia. Â
Questo documento non si limita a proporre dichiarazioni d'intenti, ma stabilisce i requisiti cogenti per implementare e certificare un Sistema di gestione per la conciliazione tra vita familiare e lavoro. L'obiettivo macroeconomico è rispondere alla transizione demografica in atto (nel 2024 l'Italia ha registrato il minimo storico di 1,18 figli per donna) e mitigare l'allarmante dato dell'Ispettorato Nazionale del Lavoro, secondo cui il 77,5% delle dimissioni volontarie delle lavoratrici madri è causato dalle difficoltà strutturali di conciliazione tra lavoro e cura dei figli. Â
Analizziamo l'architettura tecnica dello standard, i suoi requisiti sistemici e lo scadenziario dei KPI. Â
1. La Struttura del Sistema di Gestione ed il Modello Organizzativo
La UNI/PdR 192:2026 adotta l'impostazione per processi tipica delle norme HLS (High Level Structure) e si ispira esplicitamente all'approccio strategico del Family Audit e della UNI/PdR 125:2022. Â
Ai fini dell'implementazione (Punto 5.1 e 5.2), l'Alta Direzione è tenuta a: Â
Nominare un Gruppo di Lavoro Interno multidisciplinare guidato da una figura responsabile in possesso di specifiche competenze tecniche e organizzative. Â
Redigere un Piano Strategico formale, approvato dal top management e aggiornato con cadenza almeno annuale, che definisca obiettivi misurabili, risorse economiche e responsabilità attuative. Â
Condurre un'indagine interna dei bisogni reali della popolazione aziendale tramite l'uso guidato di strumenti di rilevazione quali questionari strutturati, interviste o focus group. Â
2. I 4 Cluster Dimensionali e le Soglie di Certificazione
La prassi applica il principio di proporzionalità in base alla classificazione tassonomica Istat. Le organizzazioni vengono suddivise in 4 fasce dimensionali, ciascuna legata a una specifica soglia di punteggio minimo per poter accedere alla certificazione di terza parte (Appendice A): Â
Fascia | Cluster | Numero di Addetti/e | Punteggio Minimo Richiesto | Requisito Addizionale KPI Quantitativi |
Fascia 1 | Micro | 1 - 9 addetti | 50%Â dei punti totali | Almeno 1Â indicatore quantitativo soddisfatto |
Fascia 2 | Piccola | 10 - 49 addetti | 50%Â dei punti totali | Almeno 1Â indicatore quantitativo soddisfatto |
Fascia 3 | Media | 50 - 249 addetti | 60%Â dei punti totali | Almeno 2Â indicatori quantitativi soddisfatti |
Fascia 4 | Grande | 250 addetti e oltre | 60%Â dei punti totali | Almeno 2Â indicatori quantitativi soddisfatti |
Nota di calcolo: All'interno dello schema di calcolo, ogni KPI di tipo qualitativo (valutato binariamente Sì/No) attribuisce 0,75 punti, mentre ogni KPI di tipo quantitativo attribuisce 1 punto (Punto 6.1). Non sono ammessi punteggi parziali. Â
3. Matrice Tecnica delle 7 Aree di Intervento e KPI Specifici
Il nucleo operativo della norma (Capitolo 6) è suddiviso in 7 aree di valutazione prestazionale. Di seguito si riportano i casi specifici, i parametri metrici e le soglie matematiche vincolanti richieste dagli indicatori: Â
Area 1: Organizzazione del lavoro e flessibilità oraria/spaziale (Punto 6.2)
KPI Quantitativo (Flessibilità Oraria): Richiede una soglia minima del 50% degli addetti totali che possano beneficiare strutturalmente di flessibilità in entrata/uscita, pause pranzo elastiche, banche ore o turni flessibili. Â
KPI Quantitativo (Smart Working / Telelavoro): Misurato sul totale delle posizioni dichiarate elegibili nella job description. La soglia minima è del 20% per micro/piccole imprese e sale al 40% per medie e grandi imprese. Â
KPI Qualitativo: Presenza documentata del part-time reversibile o temporaneo per transitorie esigenze familiari. Â
Area 2: Supporto alla maternità (Punto 6.3)
KPI Qualitativi (Sì/No): Presenza di programmi sanitari integrativi con check-up mirati alla medicina di genere e screening periodici; attivazione di procedure formali di back to work e politiche volte alla valorizzazione delle competenze non formali sviluppate dalla dipendente durante il periodo di astensione dal lavoro. Â
Area 3: Supporto alla genitorialità (Punto 6.4)
L'attenzione si sposta sull'eliminazione dell'asimmetria familiare nel lavoro di cura, incentivando il ruolo dei padri attraverso metriche stringenti:Â Â
Tasso di fruizione Congedo di Paternità (Quantitativo): Soglia minima stabilita al 65% del rapporto tra padri fruitori e padri aventi diritto. Â
Tasso di fruizione Congedo Parentale dei padri (Quantitativo): Soglia minima del 25%. Â
Durata media del Congedo Parentale (Quantitativo): Soglia minima di 35 giorni di congedo fruiti dal padre durante il primo anno di vita del figlio. Â
Area 4: Supporto agli impegni di cura e Caregiver (Punto 6.5)
KPI Qualitativi (Sì/No): Previsione di permessi o congedi per caregiver (assistenza ad anziani non autosufficienti o familiari con disabilità ) aggiuntivi rispetto agli obblighi minimi di legge, integrati da convenzioni aziendali o supporti per l'assistenza domiciliare. Â
Area 5: Salute e benessere (Punto 6.6)
KPI Quantitativo (Screening): Raggiungimento di una soglia minima del 40% di partecipazione della popolazione aziendale target alle campagne di prevenzione medica o screening oncologici/sanitari promossi dall'organizzazione. Â
Area 6: Sostegno economico e servizi per le famiglie (Punto 6.7)
KPI Quantitativo (Convenzioni):Â Numero di convenzioni attive dirette o tramite provider di welfare (es. asili nido, centri estivi, time saving). La norma fissa uno sbarramento rigido: almeno 1Â convenzione per le micro, 2Â per le piccole, 3Â per le medie e 5Â per le grandi organizzazioni.Â
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Area 7: Sviluppo professionale e continuità di carriera (Punto 6.8)
Tasso di Rientro post-maternità (Quantitativo): Soglia minima del 90% di rientri effettivi sul totale dei congedi. Â
Tasso di Retention post-congedo (Quantitativo): Soglia minima dell'80% di mantenimento in forza del personale a 24 mesi dal rientro dal congedo, per neutralizzare l'effetto delle dimissioni differite. Â
4. Il Processo di Certificazione di Terza Parte (Appendice A)
Per le aziende che scelgono la via della certificazione, l'Appendice A delinea regole mutuate dagli standard di accreditamento UNI CEI EN ISO/IEC 17021-1:2015 e dai documenti mandatori IAF MD 05 (classificando lo schema come Quality Management Systems - Low Risk per il calcolo dei tempi di audit). Â
I criteri di campionamento delle interviste durante gli audit di terza parte sono estremamente approfonditi:Â Â
Intervista al 100% degli addetti alle funzioni direzionali e di snodo (Alta Direzione, HR, Amministrazione del personale, Formazione e responsabili del Sistema di Gestione interno). Â
Intervista ad almeno il 10% degli addetti assegnati ad altri uffici operativi e ai reparti di produzione. Â
Inoltre, il team di verifica dell'Organismo di Certificazione deve obbligatoriamente includere un auditor qualificato ISO 9001 con comprovata conoscenza della UNI/PdR 125 (Parità di genere) e della UNI ISO 30415 (Inclusione). La presenza nel team di un esperto tecnico giuslavorista diventa vincolante qualora l'azienda abbia cause giudiziarie in corso o concluse relative a violazioni dei diritti di maternità , paternità o carichi di cura. Â
La UNI/PdR 192:2026 impone un cambio di paradigma: il welfare e la conciliazione famiglia-lavoro escono definitivamente dal perimetro delle concessioni unilaterali o "discrezionali" del datore di lavoro e vengono inseriti in un ciclo di monitoraggio ingegneristico (PDCA). Strutturare un sistema conforme a questa prassi permette alle aziende di disporre di KPI validati e asseverati, ideali per la rendicontazione sociale richiesta dalla Direttiva CSRD, migliorando l'indotto reputazionale e garantendo un accesso privilegiato ai canali di finanza sostenibile.Â
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